Ciao a tutti!

È d’obbligo ringraziare tutti voi per il supporto, le opinioni, le critiche e le esperienze che avete fornito a questo progetto e a questo blog.

Il lavoro è stato consegnato venerdì scorso ed è stato revisionato durante il week-end da chi di dovere; appena avrò notizie sui risultati del NOSTRO lavoro sarete i primi a saperli :)

Nel frattempo ancora grazie a tutti che, con le vostre (quasi) 1000 visite e 89 commenti in 3 giorni avete dato vita ad un interessante studio sul Web 2.0!

Mike

Flickr

Abbiamo analizzato come i contenuti degli utenti siano fondamentali per il Web 2.0.
Vediamo ora l’ultimo grande step: Flickr e le foto.

Flickr è un sito web multilingua che permette agli iscritti di condividere fotografie personali con chiunque abbia accesso a Internet, in un ambiente web 2.0.

Il sito, di proprietà del gruppo Yahoo!, ha una libreria in continua crescita contando ogni minuto più di duemila nuove foto inserite da parte dei suoi sette milioni di utenti. 

L’utilizzo del servizio negli anni è cambiato parecchio. Inizialmente nato come strumento per ospitare le proprie immagini da pubblicare su altri siti, ha avuto grande successo grazie al fenomeno dei blog. In seguito si è evoluto, diventando esso stesso una comunità virtuale grazie ai gruppi tematici ed ai forum; anche grazie alla crescita tecnologica ed al largo numero di strumenti fotografici, viene utilizzato per raccogliere la digigrafia della propria vita e rimanere aggiornati su quella dei propri conoscenti ed amici.
(cit. Wikipedia

Le foto e i contenuti multimediali inseriti dagli utenti rappresentano una vera innovazione del Web; non solo testi e opinioni, ma raffronti visivi alla portata di qualunque visitatore.

Flickr è dedicato ai professionisti quanto agli amatori che inseriscono le foto delle vacanze.
Se un utente che carica le proprie immagini non specifica diversamente, le immagini pubblicate su Flickr sono protette da copyright (tutti i diritti riservati). È però possibile rinunciare ad alcuni dei diritti previsti dalla legge selezionando una delle licenze Creative Commons; in questo modo si può consentire, ad esempio, la copia, l’uso commerciale o la modifica delle fotografie creando la possibilità di condividere i propri scatti e permettere a chiunque di riutilizzarli (per scopi commerciali e non).

Potrebbero i fotografi professionisti cominciare una sorta di “vendita di scatti” attraverso Flickr? Gli amatori, d’altro canto, potrebbero acquistare visibilità e divenire “famosi” o quantomeno popolari nel mondo della fotografia? Perchè, secondo voi, Flickr non adotta un sistema più capillare di diffusione degli scatti (magari offrendo un servizio di stampe)?

 

Youtube

È doveroso parlare di Youtube!
Tutti lo conosciamo, tutti lo utilizziamo, ma raramente ci soffermiamo a pensare e a valutare la rivoluzione che questo Web 2.0 ha portato nel mondo di internet.

Nel giugno 2006 l’azienda ha comunicato che quotidianamente vengono visualizzati circa 100 milioni di video, con 65.000 nuovi filmati aggiunti ogni 24 ore. L’azienda di analisi Nielsen/NetRatings valuta che il sito abbia circa 20 milioni di visitatori al mese.

La nostra “cultura pop” si evolve sul web e i video musicali, i filmati divertenti, i video blog sono all’ordine del giorno per Youtube. Le persone caricano i propri video (o quelli dei loro artisti preferiti) e, di fatto, entrano a far parte di una comunità molto importante del web e della società (basti pensare che il tradizionale dibattito tra i candidati alle primarie del Partito Democratico USA si è svolto in televisione in base a domande scelte tra quelle degli utenti di Youtube)

Da qualche tempo, poi, su youtube si possono facilmente trovare gli ultimi notiziari, i servizi sugli argomenti di interesse comune (caricati direttamente dalle emittenti televisive). Comodissimo, soprattutto per chi non riesce a seguire i telegiornali in televisione.

L’informazione e l’intrattenimento forniti da Youtube sono consultati quasi più della televisione; la musica è “vista” (in termini di videoclip) più su Youtube che attraverso MTV; la possibilità di avere qualsiasi video in qualsiasi momento alletta molti. Dobbiamo aspettarci un ulteriore calo della televisione e una rapidissima e incontrollabile ascesa di Youtube e affini?

Wikipedia

Nell’articolo sui blog abbiamo discusso di quanto possa essere utile o poco utile un’informazione strutturata attraverso il web e, ovviamente, non potevamo non parlare di Wikipedia.

Wikipedia è un’enciclopedia online, multilingue, a contenuto libero, redatta in modo collaborativo da volontari e sostenuta dalla Wikimedia Foundation, un’organizzazione senza fine di lucro.

È pubblicata in circa 250 lingue differenti (di cui circa 180 attive, la versione in inglese è quella col maggior numero di voci) e contiene voci sia sugli argomenti propri di una tradizionale enciclopedia sia su quelli di almanacchi, dizionari geografici e di attualità. Il suo scopo è quello di creare e distribuire un’enciclopedia libera e ricca di contenuti, nel maggior numero di lingue possibili.
(cit. Wikipedia

È uno dei 10 siti siti più visitati al mondo e il suo obiettivo (lo si deduce anche dal grande numero di lingue in cui è “redatta”) e sicuramente quello di portare la conoscenza anche in paesi che non hanno grande accesso ai media, alle enciclopedie e all’informazione in generale.

Da più parti Wikipedia riceve feedback positivi ed elogi, ma non è tutto oro quel che luccica. Come fare a portare la “conoscenza” a persone che, talvolta, non hanno a disposizione neanche un computer per poi effettivamente consultare l’enciclopedia online (o su CD)?
Bisognerebbe rivedere, seppur di poco, l’idea (sicuramente lodevole) o basta attendere qualche anno e, senza sforzi, la tecnologia adatta sarà a disposizione di tutti? 

LinkedIn

Guru

 

 

 

Chiudiamo il nostro discorso sui social network analizzandone l’ltimo filone principale: quello “professionale”.

I siti che si occupano di interazione azienda-professionista freelance funzionano in maniera molto semplice:
Lo scopo principale del sito è consentire agli utenti registrati il mantenimento di una lista di persone conosciute e ritenute affidabili in ambito lavorativo. Le persone nella lista sono definite “connessioni”, ed esse sono in effetti le connessioni di un ganglio (l’utente) all’interno della rete sociale. L’utente può incrementare il numero delle sue connessioni invitando chi di suo gradimento.

L’uso che si può fare del programma è molteplice:

  • Ottenere un’introduzione a qualcuno che si desidera conoscere attraverso un contatto mutuo e affidabile.
  • Trovare offerte di lavoro, persone, opportunità di business con il supporto di qualcuno presente all’interno della propria lista di contatti o del proprionetwork.
  • I datori di lavoro possono pubblicare offerte e ricercare potenziali candidati.
  • Le persone in cerca di lavoro possono leggere i profili dei reclutatori e scoprire se tra i propri contatti si trovi qualcuno in grado di metterli direttamente in contatto con loro.
    (cit. Wikipedia
Questo genere di siti si allontanano (seppur non di molto) dal concetto “classico” di social network. Sono orientati e pensati per un target di età più alto della media e per persone che, magari, non passano il loro tempo libero sul computer ma usano questo strumento SOLO per scopi lavorativi.
L’idea senza dubbio è valida e siti come LinkedIn e Guru ne sono la prova lampante. Capita spesso (a me per primo) di trovare interessanti proposte lavorative online per clienti anche extra-europei con i quali sarebbe difficile avere contatti altrimenti.
Nei commenti degli articoli precedenti i social network (soprattutto quelli che si occupano di “relazioni amorose”) sono stati lungamente discussi e, talvolta, criticati. Se le reti sociali sul web si orientassero ad un mondo più professionale e “formale”…?

Sono decisamente soddisfatto dei nostri primi risultati!
I vostri commenti che non hanno tardato ad arrivare e le 300+ visite in meno di 6 ore non possono che renderCi felici :)
Piano piano stiamo riuscendo a fare una discreta analisi delle varie sfaccettature del Web 2.0

Da domani a giovedì analizzeremo insieme altri aspetti del fenomeno… da youtube ai social networks professionali, dalla musica sul web a yahoo answers :)

Vi lascio tempo per continuare a commentare senza inserire troppi articoli in rapida successione :)

A domani,
grazie a tutti per il vostro fondamentale aiuto e per le vostre preziosissime opinioni che, sono sicuro, continueranno ad arricchire questo blog fino a giovedì sera (e magari anche oltre… :) )

Mike 

Come già brevemente citato nel post precedente i social network possono anche seguire il filone delle relazioni amorose. Qui cominciamo ad entrare in uno degli argomenti più controversi della nostra cultura, della cultura pop degli anni 2000.

Due persone caricano una foto e una breve descrizione di se stessi su un sito, si contattano, chiacchierano delle loro vite e, magari, si innamorano. Una prospettiva tanto lontana dai corteggiamenti, dai “tre giorni di attesa”, dalle telefonate imbarazzate che, fino a pochi anni fa, contornavano e avevano un ruolo fondamentale nell’inizio di una relazione amorosa.

Positivo o negativo che sia, a quanto pare, il cambiamento veicolato da siti come Netlog, Badoo, etc funziona. Il fenomeno è quanto mai attuale e i suoi usufruitori aumentano di giorno in giorno.

Cosa ne pensate?

Myspace

Facebook

 

 

Un’altra branca molto importante da analizzare per definire meglio il concetto di Web 2.0 e, soprattutto, per inquadrarlo nell’ambito “pop” dei nostri anni è quella dei social networks.

La versione di Internet delle reti sociali (social network) è una delle forme più evolute di comunicazione in rete, ed è anche un tentativo di violare la “regola dei 150″. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti.

Il fenomeno delle social network nacque negli Stati Uniti e si è sviluppato attorno a tre grandi filoni tematici: l’ambito professionale, quello dell’amicizia e quello delle relazioni amorose.
(cit. Wikipedia

Approfondiremo nei post seguenti i tre filoni nel dettaglio. Cominciamo da quello “dell’amicizia”.
Sicuramente sono due i siti web 2.0 in testa alla classifica mondiale dei social network: Facebook e Myspace. Le due entità riescono a coesistere grazie al target leggermente diverso che vogliono raggiungere; il primo è un network universitario, crea e mantiene contatti tra persone che (nel 95% dei casi) già si conoscono “nella vita reale”; l’altro, più personale e personalizzabile (ogni utente può modificare il proprio profilo, anche graficamente, come meglio crede) crea connessioni anche tra gente che, pur condividendo interessi comuni, non si conoscono personalmente.

Confrontiamo i fenomeni e i loro “derivati” (MSN tra tutti).
Capita sempre più frequentemente di ricevere una email, un messaggio su MSN, su Myspace al posto di una telefonata.

Analizziamone insieme i motivi: è solo una questione di comodità e di risparmio economico o si sta andando verso una spersonalizzazione della comunicazione?
È davvero utile mantenere contatti (certe volte anche a centinaia) con persone che non sentiamo più o che, addirittura, non abbiamo mai visto in vita nostra? Non sarebbe, forse, meglio salvaguardare e approfondire alcuni rapporti “stretti” a discapito di altri più “superficiali”?

A voi l’ardua discussione ;)

WordPress Logo

Cominciamo a studiare nel dettaglio le varie forme di Web 2.0 cominciando da una delle più semplici: i Blog.
L’evoluzione dal “sito personale” nel quale l’utente (con competenze di programmazione almeno in HTML) inseriva le proprie impressioni al Blog alla portata di tutti sembra breve ma, in realtà, non è così immediato.

In informatica, e più propriamente nel gergo di Internet, un blog è un diario in rete.
Il termine blog è la contrazione di web-log, ovvero “traccia su rete”. Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer del software che ne permette la pubblicazione (si parla di proto-blog), mentre il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno, grazie a Jorn Barger, un commerciante americano appassionato di caccia, che decise di aprire una propria pagina personale per condividere i risultati delle sue ricerche sul web riguardo al suo hobby. Nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog.
(cit. Wikipedia)

Il blog è un luogo dove si può (virtualmente) stare insieme agli altri e dove in genere si può esprimere liberamente la propria opinione. È un sito (web), gestito in modo autonomo dove si tiene traccia (log) dei pensieri; quasi una sorta di diario personale. Ciascuno vi scrive, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni. In questo luogo cibernetico si possono pubblicare notizie, informazioni e storie di ogni genere, aggiungendo, se si vuole, anche dei link a siti di proprio interesse: la sezione che contiene links ad altri blog è definita blogroll.

Il gestore di blog (software e/o sito che permette la pubblicazione dei vari articoli) più utilizzato e conosciuto al mondo è sicuramente WordPress (sul quale è ospitata anche la nostra discussione, il nostro diario)

WordPress permette agli utenti, dopo una breve ed intuitiva procedura di registrazione, di creare con pochi click un diario personale (anche a tema) facile da consultare, commentare e aggiornare grazie ad una grafica accattivante e ad un sistema di gestione alla portata di tutti, indipendentemente dalle competenze di programmazione dell’utente.

Molti di noi, me per primo, hanno un blog nel quale scrivono opinioni, notizie, fatti, inseriscono foto e video e si confrontano con i propri lettori attraverso il sistema dei commenti in modo tale da avere in tempo reale feedback (reazioni), più o meno positive, al loro “prodotto” o alla loro opinione creando, grazie ad una semplicissima pagina web, discussioni talvolta anche molto accese, che divengono simbolo di un’informazione bilaterale verso la quale sempre più ci si sta dirigendo.

Con i blog è finito (o sta per finire) il tempo dei giornali, dei quotidiani, dei gr (giornali radio n.d.r)?
Se l’informazione, tra qualche anno, fosse per la maggior parte effettuata sul web si avrebbe, di fatto, un calo della conoscenza (non tutti al mondo, ancora, hanno a disposizione una connessione o un computer) o ci avvicineremmo alla tanto agognata libertà di informazione senza vincoli da parte di redattori (talvolta faziosi da un lato e dall’altro)?

Prendiamoci qualche minuto per informarci sulla storia di internet (dai siti statici testuali alla nascita del web 2.0)

Originariamente il web è stato concepito come modo per visualizzare documenti ipertestuali statici (creati con l’uso del linguaggio HTML); questo approccio può essere definito come Web 1.0.

In seguito, grazie all’integrazione con database e all’utilizzo di sistemi di gestione dei contenuti (CMS), Internet si è evoluta con siti dinamici (come ad esempio i forum); questo web dinamico è stato da alcuni definito Web 1.5.

Da un punto di vista strettamente tecnologico, il Web 2.0 è del tutto equivalente al Web 1.0, in quanto l’infrastruttura di rete continua ad essere costituita da TCP/IP e HTTP e l’ipertesto è ancora il concetto base delle relazioni tra i contenuti. La differenza, più che altro, sta nell’approccio con il quale gli utenti si rivolgono al Web, che passa fondamentalmente dalla semplice consultazione (seppure supportata da efficienti strumenti di ricerca, selezione e aggregazione) alla possibilità di contribuire popolando e alimentando il Web con propri contenuti. (Wikipedia)

 

In sostanza possiamo immaginare il Web 2.0 come una scatola, un grande contenitore vuoto. Il sito offre lo spazio, l’interno del contenitore, ma sono gli utenti a riempirlo con i propri contenuti rendendolo unico e estremamente diversificato. Il Web 2.0 senza gli utenti sarebbe solo uno scheletro, uno spazio vuoto senza contenuti e, di fatto, non esisterebbe.

Logo Web 2.0

Il Web 2.0 è un termine usato per indicare un generico stato di evoluzione di Internet e in particolare del World Wide Web. (Wikipedia)

A differenza del “Web 1.0″ questa nuova frontiera di Internet non limita l’esperienza dell’utente permettendogli di visualizzare solo pagine statiche (HTML) o dinamiche (PHP, ASP, etc), ma lo rende creatore egli stesso del sito che sta visitando.

Possiamo senza dubbio affermare che, nel 2008, circa il 90% degli abituali consultatori di internet usufruisce almeno una volta a settimana di un sito o di un servizio “Web 2.0″ (Wikipedia, Flickr, MySpace, etc)
Da questa statistica possiamo facilmente dedurre come internet e, ancor più il Web 2.0, sia entrato  a pieno nella cultura “pop” attuale.

In queste pagine (create a loro volta, non a caso, attraverso un servizio “2.0″) analizzeremo insieme, grazie ai miei posto ma soprattutto ai vostri commenti, la storia di internet, il suo sviluppo, gli aspetti principali di questo nuovo “stato del web” e i siti che meglio incarnano i vari “topos” di questo fenomeno che, grazie a noi utenti, entra ogni giorno di più nel nostro quotidiano e nelle nostre abitudini.
Troverete molti richiami a siti Web 2.0 esterni (Wikipedia in testa) che, di tanto in tanto, ci forniranno le “definizioni” che, man mano commenteremo e discuteremo insieme! :)  

Buona lettura :)

Il blog che state visitando conterrà un breve studio sul Web 2.0 e su quanto questo standard di internet sia diventato di uso comune ai nostri giorni.

Aspetto fiducioso i vostri commenti e le vostre opinioni che saranno preziosissimi per la completezza dell’elaborato. (Non si può fare, come vedremo, un sito Web 2.0 senza l’aiuto degli utenti del sito stesso)

Buona lettura e buona scrittura!
Mike